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giovedì 19 giugno 2014

Le buone occasioni, perse dagli uomini.

-50


Tutte le volte che gli uomini non si appellano al quinto emendamento.
Quando tacere, sarebbe un’ottima soluzione.





LEI_ Ti amo.
LUI_ Ti conviene.

LEI_ Ti stanno bene i jeans nuovi.
LUI_ E ci credo!

LEI_ Sono stanca morta.
LUI_ Ma dove sono finite le donne di una volta?

LEI_ Andiamo a fare un week end insieme?
LUI_ Ma le tue amiche sono tutte occupate?

LEI_ Dove hai messo il telecomando?
LUI_ Lì al solito posto: incastrato tra il divano e il muro, sotto il cuscino.
LEI_ Ah, c
ome ho fatto a non vederlo?!
LUI_ Ti perdono.

LEI_ Stai andando a farti una doccia?
LUI_ Ma va, l’ho già fatta la settimana scorsa!

LEI_ Buon settimo anniversario!
LUI_ Solo 7 anni??? A me sembrano venti!


LUI_ Buone queste polpette. 
Quasi come quelle di mia madre.

LUI_ Non sono affatto disordinato.
Non è colpa mia se vivo con una ossessiva compulsiva.

LUI_ Ciao dove sei?
LEI_ Al supermercato.
LUI_ Ma quanto sono divertenti le tue giornate?!

LUI_ Perché tutte le tue amiche hanno le tette più grosse delle tue?

LUI_ Non chiedermi chi preferisco tra e te i ragazzi (componenti della squadra del cuore). Potresti rimanerci male.

LUI_ Andare a vivere insieme?
Se vuoi ti faccio spazio nell’armadio, così puoi portare più cose da me.

LUI_ Ma no, i tuoi pantaloni mi piacciono. Dico solo che ti fanno dieci chili in più.

LUI_ Ma non è il momento di una ceretta?
LEI_ Veramente l’ho fatta ieri…
LUI_ Ah, pensa come eri messa prima!


E visto che in casa 
di uomini ne ho due
ecco l’ultima perla:


Marco (urlando al ristorante, davanti a tutti)_ Al ristorante si mangia bene. A casa male!
E giù le risate.



“Pensate al vostro lavoro non come a quello di chi scrive parole, ma di chi le evita." (Peter Barry)







martedì 10 giugno 2014

Le 3 cose che una mamma non sopporta a letto.

-51


Non vi scaldate troppo. Oggi parlo di posizioni strane, ma il kamasutra non c’entra niente.



Da quando sono diventata mamma, il letto ha assunto tutt’altro significato. Quello che una volta era il posto preferito per fare tante belle cose: leggere, dormire, fare sesso, mangiare, guardare un film, farsi le unghie, rilassarsi, anche solo pensare. Adesso lo vivo con sospetto, a volte addirittura con terrore.

Il nostro caro amico letto ci ha tradite.
È diventato ostile: lì, adesso può succedere di tutto.

Ma quali sono le cose più odiose, a volte anche le più dolorose, che una mamma deve sopportare nel bel mezzo del talamo?

Mamma Isa, mamma Isaaaa, mamma Isaaaaaaaa… io sveglio.

Sì, ma il resto del mondo dorme ancora.

Io nel lettone.

E qui inizia l’ultimo pezzettino di notte: una lotta all’ultimo sangue, attaccata con le unghie allo straccetto di sonno che mi spetta. Intanto… piedi conficcati tra le costole, manate in faccia e, quando anche Morfeo non ne vuol sapere, piccole dita prendono le mie palpebre per aprirle con forza:

Mamma, tu no dormire. Occhi aperti.


C’è poi la notte in bianco, quella dove, bianchi sono soprattutto i miei capelli.
Marco ha vomitato.
Mi sono abituata a qualunque schifezza under 3: cacca, moccio e caccole di naso non hanno nessun effetto sul mio carma. Ma la cena riversata nel letto, proprio non la reggo.
L’errore più grossolano, che ripeto spesso perché sono troppo stanca per inventarmi una nuova strategia, è quello di portare il piccolo esorcista nel lettone. Per consolarlo e tenerlo più sotto controllo… ma è inevitabile: se ha appena riempito le sue lenzuola, dopo un secondo riempirà anche quelle di mamma e papà. Con un’unica differenza: ahimè, in questo caso, sono grandi più del doppio!


E poi arriva lui, Murphy e le sue leggi infallibili.
Avete un dolce cucciolo che di notte dorme il sonno dei giusti? Buon per voi. Ma statene certi, quella mattina che decide di svegliarsi prima del canto del gallo, quel giorno sarà di sicuro una domenica! Non ce n’è, la volta che andando a letto penserete: domani dormo un po’ di più, lui vi sta ascoltando e vi farà passare subito la poesia.

… è proprio allora che la creatività è necessaria. È proprio qui che servono creativi in grado di usare la magia del loro talento artistico… (Bill Bernbach, 1961)

domenica 1 giugno 2014

COME TI INCASTRO IL LAVORO.

La giornata tipo di una telelavoratrice in erba. 

Direttamente da c+b, un mio post per sconfiggere una strana malattia: il multitasking.




A voi è capitato di dovervi reinventare un po’ la vita? A me sì, più o meno due anni fa. Mancava poco alla fine del mio periodo di maternità, quando ho ricevuto una lettera a casa. Era il lavoro: in soldoni, c’era scritto che non mi avrebbero mai dimenticata, ma mi avevano appena sostituita con due stagiste appena uscite dall’università.
Non lo sapevo ancora, ma quello sarebbe stato il mio primo giorno da freelance.
Le storie che portano a lavorare da casa sono tante e sono sicura che ognuna custodisce la propria, ma quello che le unisce tutte è la voglia di reinventarsi daccapo. Per davvero!
Ho sempre pensato che il mio lavoro necessitasse di uno strumento facilmente trasportabile, da utilizzare più o meno ovunque: la mia testa. Nello specifico, scrivendo testi per la pubblicità, posso farlo in un ufficio, a casa, in biblioteca, a volte anche in metrò, ma non ve lo consiglio, soprattutto se il vostro vicino sta lasciando la sua fidanzata per telefono.
In questi anni di mamma e lavoratrice part time – o anche, lavoratrice e mamma part time – ho dovuto ingegnarmi con piccoli, ma utili trucchetti, per mantenere sempre una certa professionalità, anche quando la situazione stava per sfuggirmi di mano.
Eccoli:
Ore 9.00. We’re open
Basta un angolino (per me è stato così). Scrivania, computer e stampante: questo è il mio ufficio. Quando sono seduta lì, mi dimentico che alle mie spalle c’è un letto da rifare e la foto di noi tre appesa alla parete. Non disturbatemi, sono al lavoro.
Ore 10.00. Il bello di lavorare in mutande
A casa si può e il telefono lo consente in tutta tranquillità. Ricorda solo che se stai facendo una videochiamata con Skype, la parete alle tue spalle non deve essere quella della cameretta dei bambini. Togli lo stendibiancheria in bella vista! Se proprio ti manca una parete tinta unita, punta la webcam verso qualche quadro in lontananza, un orologio o crea un angolino così. Ah, e non alzarti per nessun motivo… ricorda che dalla vita in giù non sei presentabile!
Ore 12.30. Tieni allenata la tua immaginazione
Quello che ti serve è una scusa sempre pronta e una bella storia da raccontare. Se, per esempio, ti vuoi vendere come manager impegnata, ma una telefonata a cui devi rispondere ti sorprende al supermercato (tra il reparto carni e quello degli affettati) non abbatterti, puoi ancora uscirne bene. Inventati di essere in aeroporto, in partenza per un viaggio di lavoro. La signora Graziella, chiamata alle casse dall’altoparlante, sarà scambiata per il volo AZ 5678 e la donna in carriera che è in te, ne uscirà illesa! Posso assicurarti che con me ha funzionato.
Ore 13.00. Trova il tuo spazio nel mondo
Il bello di non essere costretti a lavorare sempre nello stesso posto, è potersi scegliere un posticino che ci stimoli creatività, materia grigia e pure le endorfine! Scegli un locale tranquillo, dove poter aprire il portatile e fare una telefonata in serenità. Un bel frullato farà il resto. O anche una biblioteca, senza rumore, che aiuti la concentrazione e non abbia un frigo pieno zeppo di schifezze, pronto a catturare la tua attenzione.
Ore 14.00. Per lavorare da casa… a volte è meglio uscire
Quante volte capita di avere i figli a casa, proprio nella settimana in cui devi consegnare il lavoro che ti cambierà la vita? Ecco, in questi momenti ci sono solo due soluzioni: puoi affidare il pargolo a qualcun altro, nonni o tata che sia. Ma se per qualunque motivo, non ti puoi avvalere di cotanta manodopera, allora dovrai occuparti personalmente della prole. Se il tempo lo consente e l’età dell’infante pure, il mio consiglio è di prendere passeggino e quant’altro e di spostarsi in una zona aperta e areata. Munita di auricolari, portatile e telefono, avrai praticamente un ufficio a portata di mano… almeno nelle ore della pennichella. Un po’ di aria a polmoni e cervello non potrà che fare a bene a tutti.
Mettere in pratica questi piccoli consigli, non garantirà la riuscita del tuo lavoro ma farà aumentare parecchio la tua autostima.

Perché, anche se multitasking è spesso una parolaccia, quando riesco a fare più cose contemporaneamente, provo sempre una certa soddisfazione!