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martedì 7 gennaio 2014

Ikea: 7 fasi di una coppia.


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Sono cresciuta in una città senza Ikea e andarci era come andare in vacanza: non più di una o due volte l’anno. Da quando abito a Milano, Ikea è diventata come il pizzicagnolo di famiglia.

Preciso subito che non rientro nella categoria “I love Ikea” e anche se incarno la maggior parte degli stereotipi femminili, quello di andare all’Ikea non è uno sport in cui primeggio.
Come in una vecchia coppia di ricchi coniugi, mi servo di questo enorme magazzino più per opportunismo che per amore. È così che sono diventata una professionista nell’identificare il genere umano che lo frequenta.

Questo non è un posto dove andare con gli amici, la maggior parte della clientela è formata da coppie:
coppie con bambini,
coppie con genitori che consigliano,
coppie no limits: solo con suocera che consiglia,
coppie con pancione,
coppie gay (alla faccia di Giovanardi),
future coppie.
                             

Ma, cosa più importante, all’Ikea ci sono le coppie che SCOPPIANO.

Loro non lo sanno ancora, ma tutto quello che faranno, dall’attimo in cui hanno deciso di passare il loro sabato pomeriggio in quell’angolo di Svezia, li porterà all’inevitabile, cruenta, spietata litigata finale.

L’INIZIO. Fondamentale, lo sanno tutti, è andare all’Ikea in un giorno allegro per la coppia. Mai rischiare di andarci nel mezzo di una litigata o quando lei ha il ciclo: alcuni si sono sentiti così forti da provarci e si dice che siano ancora chiusi dentro un armadio Pax a darsele di santa ragione.
L’ENTRATA. Ho visto coppie arrivare nel parcheggio, lasciare la macchina e dirigersi alla porta d’ingresso con le mani intrecciate e gli sguardi innamorati, cinguettando tanto romanticamente che neanche il giorno delle nozze li hanno visti così. A questi innamoratini di Peynet do meno di un’ora.
BAMBINI. Una breve digressione per tutte quelle coppie che lasciano i loro bambini nell’area baby sitting. Non so se ci lascerò mai mio figlio (ho imparato a non giudicare gli altri, perché potrei contraddirmi il giorno dopo), però mi hanno sempre fatto ridere gli avvisi urbi et orbi per richiamare i genitori di bambini dai nomi più internazionali: “I genitori di Emil Strilciuk e Kanok Chupak sono pregati di raggiungere al più presto l’area bambini al piano terra.”
Caro Emil e cara Kanok: avevate in mente qualcosa di diverso per questa domenica pomeriggio? Invece siete lì, a ricoprirvi di insulti, litigandovi un cuore Ikea (quello con le braccine).
CARRELLO O SACCHETTO. La prima insidia per incrinare una bella giornata, il signor Ikea la piazza subito all’ingresso. Se la gita non ha in programma grossi acquisti, è evidente che un sacchetto va benissimo, ma la donna, si sa, è previdente e quindi si avventa sul carrello.
Alla domanda di lui: “Scusa, ma non dovevamo dare solo un’occhiata?!”
La sventurata, di solito, risponde: “Sì, ma non si sa mai”.
Basta così poco per far tremare i pilastri dell’amore.
MARE MAGNUM. La nostra coppietta arriva alla fine della scala mobile e si trova catapultata nella grande esposizione. Ogni volta che inizio quel percorso, sento sempre un pizzico di adrenalina: un misto di “quanto ben di Dio” e “sicuramente mi perderò qualcosa”. Ed è qui che viene fuori la sostanziale differenza tra uomo e donna (o almeno tra me e l’uomo che conosco meglio). A me piace andare al fondo delle cose: guardo quelle stanze ricostruite come un investigatore cercherebbe il DNA dell’assassino. Cosa ci può servire, dove metterei quel tappeto, che bella idea mettere una chaise-longue nello studio (ma noi non abbiamo uno studio!!!). L’uomo, invece, si accontenta di un’occhiata d’insieme, a volo d’uccello (mai definizione più azzeccata), per “farsi un’idea” e poi, chissà quando, personalizzarla a suo piacere. Superare indenni il Mare Magnum è praticamente impossibile, le percentuali sono più disastrose che nella campagna di Russia.
A PRANZO. A nessuno piace litigare a tavola. Ma all’Ikea è inevitabile. Si può mantenere un contegno davanti a una scarpiera Trones, si può passare incolumi sulla scelta dei cuscini… ma quando ci si siede e i nervi si rilassano un po’, ecco affiorare tutte le nostre frustrazioni. Quanti vecchi rancori sputati in faccia, tra un trancio di salmone svedese e una polpetta con salsa di mirtilli.
ZONA CESARINI. Ma i campioni esistono in tutte le discipline e ci sono coppie che raggiungono le casse in perfetta armonia. Attenzione però: mai sottovalutare l’ultimo miglio, perché ho visto crollare chi credeva di avere già la vittoria in tasca. Sì, perché è qui che il subdolo signor Ikea ha posizionato le sue trappole peggiori. Un insieme di inutilità esposte così bene da sembrare indispensabili. Candele, sottobicchieri, vasetti matrioska, cannucce colorate, tazze di qualunque dimensione, bicchieri da pic nic, peluche… trovarci dei calzini sporchi, ma ben confezionati, non sarebbe tanto strano. E così, complice la noia dell’attesa, le mani si staccano dal cervello e si accaparrano quello che riescono, come se non esistesse un domani. Il cervello riprende vita alla cassa: pochi secondi prima che la carta di credito venga strisciata. Ma ormai è tardi e l’inevitabile crisi è già iniziata.

Ci sono luoghi che appartengono alla vita di una coppia. 
Luoghi dove le coppie si sentono a casa.

E luoghi che sono proprio casa loro: uno di questi è Ikea.


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