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giovedì 31 ottobre 2013

NON FARE BRAIN STORMING. MAI.

(dalle "leggi sulla creatività" di KesselsKramer)


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Una sera, eravamo tutti dai nonni, e Marco ha deciso che non aveva nessuna intenzione di andare a letto. Noi avevamo già messo in registrazione qualcosa come 10 film, presi dall’ottimismo di avere tutta la serata per noi e lui, intanto, si fregava le mani pensando a come poteva farcela pagare.

Il tutto è durato ben tre ore: dalle nove a mezzanotte di pianto ininterrotto e capriccioso. Escludendo la caduta accidentale dal balcone e l’avvelenamento, rimanevano poche alternative e i nostri 10 film… ridevano anche loro di noi.

Più o meno dopo un’oretta di disperazione è partita la raffica di idee: ognuno buttava lì cosa avrebbe fatto per farlo addormentare.




Portatelo a fare un giro in macchina… con te funzionava sempre.

Se volete, accendo un po’ l’aspirapolvere, ché i rumori forti aiutano. (ore 22… anche i vicini avrebbero detto la loro)

Ma se gli facciamo un bagnetto caldo?

Ecco, ho preparato una bella camomilla. Me l’ha chiesta. (in quel momento avrebbe chiesto anche una millefoglie alle fragole, ma non starei ad assecondarlo troppo)

Facciamolo addormentare nel lettone, anzi no sul tappeto, hai provato sul divano? (e se proviamo nel SUO letto? Che dite?)

Forse ha freddo… no effettivamente è tutto sudato. Non è che ha caldo?

Magari vi conviene tornare a casa? Ha nostalgia del suo lettino. (sì torno a casa, ma lui ve lo lascio qui. Tiè)

Mentre noi siamo ancora in pieno summit, Marco prende il suo pupazzetto e si dirige, tutto solo, in camera, pronunciando una parola soltanto, ma magica: “Nanna”. E, nel giro di due minuti, si addormenta come un angioletto.



Evviva i nonni e tutto l'amore che riescono a dare!


mercoledì 30 ottobre 2013

PARLA DELLA REALTÀ.

(dalle "leggi sulla creatività" di KesselsKramer) 


-89



Chi l’ha detto che la verità deve essere più noiosa della finzione?

Gita di fine anno con l’asilo. Tutti i genitori ansiosi di passare una giornata intera al parco zoo con i loro bambini (le maestre un po’ meno). Nella parte dedicata al giurassico, campeggia un gigantesco Tirannosauro con le fauci spalancate e brandelli della sua preda tra i denti. 
Neanche fosse la pubblicità di un filo interdentale.

Io sono lì davanti con Marco, appassionato oltremodo a quel mondo di miliardi di anni fa. Intanto, mi gusto le spiegazioni al miele dei genitori che, per paura di ferire gli animi sensibili dei loro piccoli, si inventano le storie peggiori.

Balla n.1: “Macchè cattivo, non vedi che ha mangiato una caramella gommosetta che gli è rimasta tra i denti?!”

Balla n.2: “Ma no, non è morto: stavano giocando e, a un certo punto, quello più piccolo si è messo a fare le nanne.”

Io: Marco, ti piacciono i dinosauri che fanno la pappa?
Tì, mamma!
Molto bene. Fammi una faccia da dinosauro... clic.

Non vi dico cosa ho sentito dire davanti al recinto dei cammelli.
Ma Marco si era già addormentato!



martedì 29 ottobre 2013

Advertising for people who don’t like advertising. (Kessels-Kramer)


Un grazie a Bill, dove ho letto questa meravigliosa storia creativa.

Kessels e Kramer: art director e copywriter, hanno fondato la propria agenzia ad Amsterdam, all’interno di una chiesa. E hanno scritto un libro di pubblicità per le persone che non la amano.

I due autori dicono di rivolgersi a chiunque lavori nell’industria creativa in senso lato. Non penso avessero in mente le mamme. Ma eccomi qui a rileggere alcune delle loro “leggi sulla creatività” e farle mie.


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NON SEGUIRE IL METODO DEGLI ALTRI.

Un invito a fare di testa propria e a non aver paura di sbagliare.
Qualunque modo tu scelga di essere mamma, assicurati che sia solo tuo.

Mamma superstar - i figli ce li ho solo io e sono anche più intelligenti dei tuoi
Mamma chioccia - al parco rivestono i loro figli con ginocchiere e caschetto. Al mare con tutine da sub fatte su misura
Mamma soldato Jane - la trovi appollaiata sul punto più alto dello scivolo. Di solito i figli la guardano straniti, perché soffrono di vertigini
Mamma Signorina Rottermaier - la vedi raramente perché affida l’educazione degli eredi alla tata di madrelingua inglese
Mamma Candy Candy - ma è la mamma che porta il figlio al parco o viceversa?
Mamma Wonder Woman - riesce a fare un’importante telefonata di lavoro, mentre si intrattiene a chiacchierare con le altre mamme e gioca col figlio a nascondino
Mamma in carriera cinque palmari, due pc, tre tablet… ma suo figlio dov’è?
Mamma Biancaneve - prende in considerazione solo nidiate dai 7 figli in su
Mamma karakiri - propone al figlio e ai suoi amici giochi assurdi e pericolosi, di cui si prende tutta la responsabilità. Ma perché?
Mamma macaco - seduta su una panchina, spulcia i figli neanche fossimo nella giungla
Next top mamma - lei non cammina: sfila. Ma la cacca fuori dal pannolino, la fa anche tuo figlio, cara!
Mamma prof  “se non la smetti, ti prendi un castigo. Se metti ancora le mani nella terra andiamo a casa. Tre sul registro e al posto!”
Mamma multietnica - parla 5 lingue ed educa il figlio all’integrazione tra i popoli. Ma il bimbo ha appena dato dello “stronzo puzzone” al mio… l’italiano lo conosce bene!
Mamma miope  “Luca non salire così in alto! Stai attento a scendere dallo scivolo.”
“Scusa, guarda che quello non è Luca: è mio figlio.” 
“Oddio! Mi sono confusa. Luuuuca????”
Mamma mia! "ammor e’ mammà, jamme a casa che t’aggio fatto ‘a pizza co’ ‘a pummarola ‘n coppa."


Mamma dixit – intercettazioni creative.


Ci stiamo perdendo qualcosa?

Mamma: (raccogliendo alcune foglie di basilico e facendole annusare al suo bambino di 4 anni): “Vieni a sentire che buon profumo”.

Bambino: “Mmmh… sa di pasta”!
Sempre meglio dei bambini tedeschi che rimasero scioccati quando si accorsero che le mucche non erano di colore lilla come la famosa mascotte della Milka.


sabato 26 ottobre 2013

“Il segreto non è la creazione di nuove e scaltre parole, ma mettere in una nuova relazione parole e immagini familiari.”(Leo Burnett)


E se lo dice lui…

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Durante una delle mie migliori interpretazioni della Dea Kali, proprio davanti al seggiolone dove, bello e rilassato, il mio bimbo sta guardando una puntata del suo cartone preferito… mi cade un piatto che si frantuma in mille pezzi.



Mi parte istantaneo un “vaffa…” che cerco di frenare mordendomi nell’ordine: labbro superiore, labbro inferiore, lingua e, visto che ci sono, pure un dito.

Lui assiste alla scena tranquillo e non mi lascia nemmeno un attimo per illudermi di essermi fermata in tempo. Come un concorrente alla Ruota della Fortuna, che arriva al pulsante per primo, termina il mio vaffa con un giustissimo: “…cuuuuuul”.
Poi si rimette beato a guardare la tv, 
applaudendosi le mani da solo.

Penso:
a. è colpa di suo padre
b. ho fallito come madre e come donna
c. sì… è colpa di suo padre
d. devo mettermi in testa di parlare come Maria Goretti
e. perché ai bambini impiantano un registratore nel cervello?

Ma alla fine dentro di me, penso:

...
...
ma vaffaaaaaaaaaa…



venerdì 25 ottobre 2013

Mamma dixit – intercettazioni creative.





La parola ai papà.

Un papà: “Ormai hai cinque anni, è il momento di andare in bicicletta senza rotelle.”
Suo figlio: “Papà, tu hai fatto le tue esperienze. Io farò le mie.”

Quando il messaggio arriva forte e chiaro. Pure troppo.

giovedì 24 ottobre 2013

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Anche nelle giornate in cui il tempo non basta mai, fare la spesa al supermercato è sempre un piacere. Così, a volte, ci porto anche mio figlio. 
Sarà che sente la tranquillità della madre, sarà che anche lui ha un po’ di mass marketing nelle vene, ma sembra trovarsi a suo agio nella giungla degli scaffali.

Una di queste volte in cui stavo incastrando un pacco di pannolini e uno di sottilette sotto il passeggino, mentre mi nascondevo dietro un sacchetto di biscotti per fare il cucù… suona il telefono. Una chiamata di lavoro che non posso ignorare. Dov’è l’auricolare? Dimenticato come sempre nell’altra borsa. Rispondo lasciando all’improvvisazione l’esito della chiamata.


Appena squittisco il mio pronto, parte una voce dall’altoparlante del negozio che chiede gentilmente a Graziella di recarsi al reparto carni. "Perfetto", penso, "la professionale donna in carriera è appena morta sotto chili di passata Cirio".

Dall’altra parte, non so come, l’avviso prettamente casalingo del supermercato viene interpretato in tutt’altro modo e mi sento chiedere: “Ti disturbo? Sei in aeroporto… sei in partenza?”
Forse, l’annuncio della “gentile Graziella al reparto carni” era stato scambiato per il volo AZ1723 diretto a NY. 

Figo, penso: stavolta me la cavo senza pescare dal cilindro delle mie scuse creative.
“S-sì, posso richiamarti appena atterro?”

Clic.

La desperate housewife che è in me ringrazia e pensa: “I veri creativi hanno addestrato la loro immaginazione”. (Bill Bernbach, 1961)



mercoledì 23 ottobre 2013

Naming.


-94 e -93

“L’importante è rendere DESIDERABILE un prodotto. Alcuni fra i nomi dei prodotti più conosciuti sono falliti.” (Bill Bernbach)

La prima volta che ti chiama "mamma". Chi non la ricorda? Io.
Per il mio piccolo, il periodo del giappo-cinese è durato a lungo e tra un babu-babu e un la-la-la, c’era anche qualche ma-ma-ma.

Ma ricordo benissimo quando ha iniziato a dire papà: di notte!
Visto che poteva chiamare la sua mamma fino al canto del gallo e oltre, senza ottenere grandi risultati, ha riversato la sua arte persuasiva sul papà. Con effetti decisamente migliori.

Qualche mese più tardi, quando sono entrati in famiglia i Barbapapa, diventati subito “I –papà”, secondo l’usanza under 3 di eliminare i primi pezzi di parola, il papà (quello vero) è stato ribattezzato “papy”. Ahi, ahi!


Seguì un periodo duro per provare a convincerlo a tornare a un più virile “papà” e abbandonare quel “papy” di berlusconiana memoria. Finché una notte, dopo svariati “mamma” andati a vuoto, sentiamo… "papypapààààààà"!

Nel silenzio, ecco il nome perfetto: papypapà. Suo e di nessun altro.
Così si è guadagnato una notte nel lettone!


Il fatto è che: “Non importa quanto si sintetizza, ma come si sintetizza.” (Bill Bernbach)

martedì 22 ottobre 2013

Mamma dixit – intercettazioni creative.




Una mamma al parco: “C’è freddo! Mettiti subito la febbre.”

Quando si dice: la sintesi del messaggio.
Poteva forse dire: “La temperatura si è abbassata, quindi, se non ti metti subito la felpa, domani hai la febbre”.

Ma si sa: less is more.

Le regole sono ciò che l’artista deve rompere…”. (Bill Bernbach)


-95
Qualcuno di voi pensa di avere il capo più inflessibile, severo e pignolo del mondo?
Non ha ancora avuto a che fare con le maestre di un asilo.

Il mio nervo scoperto è la puntualità. Sono da sempre una ritardataria cronica, ma se sul lavoro uso spudoratamente il fatto di avere un piccolo, tenero cucciolo che, si sa, ti crea spesso l’imprevisto… questa scusa all’asilo non funziona proprio. Lì gioco nel loro campo e non accettano queste giustificazioni da principiante! 
Una mattina ho detto che mi ero attardata per cambiarlo, perché, proprio all’ultimo momento, aveva fatto il patatrac. Mi hanno risposto di portarglielo sporco ma in orario.

Niente da fare!
 
A me fregano sempre i dieci minuti. Quindi, mi sono detta, non è un’impresa impossibile… basta partire da casa dieci minuti prima, no?! Ma il mio bimbo continuava ad essere l’ultimo a varcare il portone.

Una mattina, però, la lampadina si è illuminata: 
“Cucciolo” dico “stamattina ti accompagna papà all’asilo!”

Un grazie a tutte le maestre dell’asilo, di cui il mio bimbo è innamorato.


lunedì 21 ottobre 2013

Ogilvy vs Bernbach o anche due topini nel bosco.


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Oggi tiriamo in ballo i massimi sistemi della comunicazione. Una delle frasi più famose pronunciate da David Ogilvy, che introduce probabilmente il concetto base della pubblicità: “Se non vende, non è creativo.”

Trovare esempi, in comunicazione, che incarnino questo legame strettissimo tra idea e risultato non è affatto difficile, ma qualcuno ha mai provato ad applicare questo assioma con i propri pargoli? Vi assicuro che il risultato è sorprendente. Non servono test né ricerche: la prova di come ci voglia una grande dose di creatività per convincere il nostro piccolo target è evidente tutti i giorni.


Questo proprio non vende! È sano, digeribile e perfetto per una dieta equilibrata ma… non vende.



E se invece dovessimo aiutare due topini che si sono persi nel bosco?





È boom di vendite!


Se “metti il cappello”, non funziona. “Metti il cappello come fa papà” può dare ottimi risultati. 
Anche chiamare lo sciroppo “succo di frutta” sta vendendo parecchio bene. Il problema è che adesso chiede il bis! Insomma, “Non è soltanto ciò che dici a colpire la gente, ma come lo dici. ” (Bill Bernbach).